ITALIA

100 anni di reclusione: la richiesta del PM per l’esplosione di Gubbio

Il pubblico ministero Gemma Miliani ha richiesto una condanna a 20 anni di reclusione per ciascuno dei cinque imputati coinvolti nell’esplosione della fabbrica di cannabis light a Gubbio, avvenuta il 7 maggio 2021 nella località di Canne Greche. Il tragico incidente ha causato la morte di due persone e il ferimento grave di altre.

Complessivamente, la Procura ha sollecitato pene per un totale di 100 anni di carcere. Gli imputati, ossia i quattro titolari e un socio occulto delle aziende Greenvest e Green Genetics, sono stati rinviati a giudizio dal Tribunale penale di Perugia con accuse estremamente gravi: omicidio volontario con dolo eventuale, omissione dolosa delle misure di sicurezza sul lavoro, incendio doloso e violazione della normativa sugli stupefacenti, con riferimento alla presunta detenzione e cessione illecita di cannabis, ritenuta non conforme ai parametri della “cannabis light”.

I cinque imputati, tra cui i datori di lavoro delle vittime e il proprietario dell’edificio (indicato come socio occulto), sono difesi dagli avvocati Luca Maori, Monica Bisio, Gervasio Paolo Cicoria e Donato Bugno. Le famiglie delle vittime si sono costituite parte civile: i parenti di Samuel Cuffaro, uno dei giovani deceduti nell’esplosione, sono assistiti dall’avvocato Ubaldo Minelli, mentre i due feriti e i familiari di Elisabetta D’Innocenzi, seconda vittima della tragedia, sono rappresentati dagli avvocati Francesca Pieri, Mario Monacelli e Marco Luigi Marchetti.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, nel laboratorio veniva trattata cannabis con procedure non regolamentate al fine di ridurre il contenuto di principio attivo e renderla idonea alla commercializzazione. Il cosiddetto “lavaggio” della cannabis sarebbe stato effettuato con sostanze altamente infiammabili, attraverso un metodo non standardizzato e potenzialmente pericoloso. Inoltre, la Procura ha evidenziato gravi carenze nelle misure di sicurezza sul lavoro, che avrebbero contribuito al verificarsi dell’esplosione.

Ricordiamo che, ad oggi, tali pratiche non sono più necessarie per estrarre il THC dai fiori di cannabis per ottenere prodotti conformi ai limiti di legge sulla cannabis light. Negli ultimi anni, grazie alla selezione genetica e al miglioramento delle tecniche agronomiche, sono stati sviluppati semi certificati con un contenuto naturalmente basso di THC inferiore allo 0,2-0,5%.

Queste varietà di canapa industriale sono iscritte nei registri ufficiali europei e consentono di coltivare fiori che rientrano nei limiti di legge senza necessità di processi chimici di estrazione o modificazione. L’evoluzione della genetica della canapa ha reso la selezione dei semi la soluzione più sicura e sostenibile per produrre cannabis light senza dover intervenire chimicamente sui fiori post-raccolta. Tuttavia, in alcuni casi e in determinati mercati, vengono ancora utilizzate tecniche di “lavaggio” con solventi per ridurre ulteriormente il contenuto di THC, ma si tratta di un procedimento controverso e potenzialmente rischioso, utilizzato da aziende che non rendono onore al settore.

ultimi articoli

La cannabis Light vale 2 miliardi di euro: lo studio presentato alla Camera dei Deputati

La storia incredibile di Elena Tuniz: vittima del Nuovo Codice della Strada

Cannabis e fertilità: il festival delle fake news di Mantovano

L’ONU ha vietato definitivamente l’HHC